Ai Presbiteri, ai Diaconi
agli Sposi, ai Consacrati/e,
a tutti i Battezzati

Carissimi,
chiedere alle comunità parrocchiali delle nostre Diocesi di dedicare tutti gli anni una giornata al Seminario, pregando e riflettendo, assume quest’anno un triplice concreto risvolto.
Innanzitutto, non si tratta di volgere la nostra attenzione ad un luogo, il Seminario, lontano e distaccato dalle nostre vite, bensì alle persone che, vivendo un particolare momento della loro vita, si stanno impegnando per corrispondere al Signore, che li sta chiamando a seguirlo nella via del ministero ordinato, mettendosi a servizio del Suo corpo che è la Chiesa. Non si diventa preti, infatti, per la propria autorealizzazione personale, ma per servire la Chiesa in ciò di cui essa ha bisogno. È questa la sfida interessante e sproporzionata che intraprende chi vive questo servizio.

In secondo luogo, essendo i seminaristi di oggi i preti di domani e quindi i parroci delle comunità dove
ciascuno di noi vive, la questione ci coinvolge ancora più direttamente. La comunità cristiana ha vitalmente
bisogno della Parola, dei Sacramenti e del ministero. Infatti, non può esserci una comunità cristiana senza la Parola, i Sacramenti e un Presbitero che la presiede. Posto come punto fermo la necessità dei preti, quale impegno siamo disposti ad assumerci come comunità – visto il diminuire della loro presenza numerica sul territorio – non solo per sgravarli da incombenze non strettamente legate al loro ministero, ma per permettere che i molteplici carismi (di cui la comunità nelle sue membra è dotata) possano esprimersi? Che cosa invece chiediamo loro, in quanto propriamente legato al loro servizio, insostituibile, di Presbiteri?

In terzo luogo, tutti siamo e dobbiamo sentirci responsabili dei seminaristi e dei preti di oggi e di domani. Se i preti sono pochi e diminuiranno ancora, con un sovraccarico di incombenze e lavoro ingestibile, quali sono i “segni dei tempi” (GS 4) attraverso i quali il Signore ci sta chiedendo di ascoltarlo e quindi di convertirci? Non sarà che dalla risposta non solo teorica, ma soprattutto pratica alle due domande poste sopra possiamo aiutarci, preti e comunità, ciascuno nei propri ambiti non separabili ma interconnessi (“ordinati l’uno all’altro” LG 10), per essere oggi nel mondo la Chiesa del Signore?
Così facendo, forse, il Padrone della messe continuerà a mandare operai per la sua messe.

         La Comunità del Seminario Interdiocesano di Fossano

 

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