Carissimi parrocchiani ed amici,

in questa seconda domenica di “clausura forzata” e di assenza di celebrazioni comunitarie, torno a bussare virtualmente e con discrezione alle porte delle vostre case per intrattenermi un po’ con voi e – anche attraverso di voi – con tutta la comunità, in particolare con gli ammalati, gli anziani, le persone sole, con coloro che in questo momento di prova sentono ancor più pesanti le loro fragilità e le ferite della vita… Vorrei condividere con voi oggi (insieme all’omelia sulle letture bibliche della quarta domenica di Quaresima che trovate in allegato a questa lettera) due pensieri che hanno abitato le mie giornate in questa settimana trascorsa:

1. Una considerazione, forse scontata.

Questo improvviso arresto delle attività consuete ha, in qualche modo, diviso in due le situazioni concrete di chi lo sta vivendo, con un ventaglio intermedio di infinite variabili individuali e familiari: c’è chi, come me, si ritrova ad avere improvvisamente tantissimo tempo a disposizione. Tempo da dedicare alla lettura, al riposo, alla preghiera, alle relazioni virtuali con parenti, amici, conoscenti… al riordino e alla pulizia degli ambienti di casa (magari con un’attenzione particolare ai “cassetti” dei ricordi)… Per chi, come me, vive questi giorni quasi “in vacanza” mi permetto di condividere il pensiero alto di un maestro dello spirito, che ebbe a dire: «Il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani, ma può sfuggire come sabbia, oppure come una semente» (Th. Merton). Si può infatti far sfuggire dalle mani ore e giorni, come se fossero aridi granelli di sabbia espressione solo di un vuoto, di un non-senso, di rassegnazione. Oppure si può rendere quegli istanti come un seme che si deposita nel terreno della storia e, anche se tanti chicchi sono annientati da sassi e rovi, ce ne sono molti che attecchiscono, crescono e fruttificano. Solo così non si “ammazzerà” il tempo – come si suol dire – ma lo si vivrà veramente e pienamente. Solo così il nostro non sarà un vivere alla giornata, ma un vivere la giornata: radicati e radicali nelle 24 ore che ci sono date in dono.

Ma in questi giorni surreali c’è anche chi deve sottoporsi ad estenuanti ritmi di lavoro per fare fronte all’emergenza del momento e permettere alla società di andare avanti, nonostante tutto, e di risollevarsi presto da questo dramma. Un grande “grazie” dunque alle autorità che devono assumersi l’impegnativo compito di decisioni difficili, spesso impopolari, per il bene di tutti. A tutti gli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, al personale ausiliario… che lottano in prima linea esponendosi al contagio e rischiando la vita per noi. A coloro che esercitano professioni indispensabili, soprattutto in questo tempo, spesso non riconosciute e non applaudite, ma essenziali: penso ad esempio agli “operatori ecologici” (un tempo chiamati semplicemente spazzini) e al loro lavoro vitale, anche se non raramente sottovalutato. Ci sono poi le famiglie che, improvvisamente, si ritrovano a stare insieme tutto il giorno, a scoprire lati del carattere o abitudini dell’altro finora ignote, tanto che, possono far loro quella sorta di “cartolina digitale” postata su molti social: “sto da tre giorni con i miei familiari: sembrano brave persone”. Molte famiglie si ritrovano, forse per la prima volta, a dover condividere spazi divenuti troppo piccoli per attività molto diversificate (le faccende di casa, il lavoro “a distanza”, le lezioni online con strumenti tecnologici talvolta contesi dai diversi membri della stessa famiglia…) e diventano più frequenti le incomprensioni, le tensioni, i litigi… Un pensiero affettuoso e una preghiera speciale, dunque, per le famiglie. A ciascun membro di ogni famiglia – sperando di non essere urticante con una “ricetta” facile a dirsi, difficile a farsi, mi permetto di suggerire con le parole di un’antica “Ballata irlandese”: «Trova il tempo. Trova il tempo di riflettere, è la fonte della forza; trova il tempo di giocare, è il segreto della giovinezza; trova il tempo di leggere, è la base della sapienza; trova il tempo d’esser gentile, è la strada della felicità; trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle; trova il tempo di amare, è la vera gioia di vivere. Trova il tempo d’essere contento, è la musica dell’anima…».

2. Una seconda considerazione, forse ancor più scontata e, per altro, già espressa e condivisa con alcuni.

Mai come in questi giorni, in cui viviamo il più grande dramma collettivo dall’ultima guerra, i nostri smartphone, i nostri tablet e pc sono intasati di messaggi, di video, di filmati… Alcuni ironici, simpatici ed intelligenti, aiutano realmente a sdrammatizzare e a vivere con maggiore “lievità”. Altri veicolano riflessioni serie, alte, pensieri nobili, ragionamenti che convocano ad un’alleanza feconda tra scienza e fede, tra arte e cultura… altri banali e sciocchi, altri pericolosi perché bigotti, superstiziosi, apocalittici, minacciosi, distruttivi… in una parola “da spazzatura”. In questa colluvie di messaggi c’è anche chi si è sentito in dovere di postare su tutti i gruppi possibili e impossibili il seguente (contribuendo di fatto a sovvertirne l’intenzione e a vanificarla): Attenzione: non pubblicate video e foto in eccesso via internet, con i social. Limitate i messaggi. La rete è in sofferenza e si rischia il black out…

Mi permetto in merito un pensiero ad alta voce: l’ho elaborato a partire dal nome di una casa editrice: “Qiqajon”. È la casa editrice della comunità monastica di Bose. Qiqajon, in ebraico, è il “ricino”. Il ricino del libro biblico di Giona: la pianta fatta spuntare da Dio per riparare la testa del profeta dal solleone di Ninive, «che in una notte è cresciuta e in una notte è perita» (Giona 4,10). Prendendo in prestito questa parola e questa immagine, la casa editrice Qiqajon vorrebbe “uscire” con le sue pubblicazioni solo quando esse sono un vero contributo all’intelligenza umana, alla cultura, alla fede… e “tornare nella terra” quando si tratta di futilità… Anch’io prendo in prestito questa parola e questa immagine per un’esortazione accorata, ancorché ovvia: facciamo girare (comunque e sempre senza eccedere) solo i messaggi, le vignette, i filmati “belli e buoni” e lasciamo tornare alla terra tutti gli altri, interrompendo consapevolmente le “catene di spazzatura”. Qiqajon, dunque: ovvero il ricino di Giona: che c’è se è buono e se serve e non c’è più se rischia di diventare inutile, noioso o dannoso!

Chiedendo perdono se ho approfittato di una lettera per fare la predica, saluto tutti e, ancora, invito chi lo può fare a duplicare questo scritto e a recapitarlo – con le dovute precauzioni e cautele – a coloro che non possono riceverlo con whatsapp o leggerlo sul sito internet della parrocchia.

Grazie! Siete tutti presenti nella Messa che oggi ed ogni giorno celebro con voi e per voi.

Buona domenica!

Con grande affetto e un fortissimo abbraccio reale, pur se “a distanza”,

anche a nome di don Mario,

don Claudio

Alba, 22 marzo 2020

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